Le fratture del capitello radiale

Le fratture del capitello radiale sono tra le fratture più frequenti del gomito nell'adulto: rappresentano circa un terzo di tutte le fratture di questa articolazione. Nella maggior parte dei casi si curano senza intervento chirurgico, ma una diagnosi corretta è fondamentale per evitare rigidità, dolore persistente o instabilità del gomito.

Che cos'è il capitello radiale

Il radio è una delle due ossa dell'avambraccio. La sua estremità vicina al gomito, il capitello radiale, ha una forma a disco e svolge due funzioni essenziali:

1) permette la rotazione dell'avambraccio (girare il palmo della mano verso l'alto e verso il basso);

2) contribuisce alla stabilità del gomito, soprattutto quando l'articolazione è sottoposta a forze in valgo (verso l'esterno) o quando i legamenti sono lesionati.

Come avviene la frattura

Il meccanismo tipico è una caduta sulla mano con il braccio teso. L'urto si trasmette lungo l'avambraccio e il capitello radiale "sbatte" contro l'omero, fratturandosi. Succede spesso nelle cadute domestiche o per strada, durante l'attività sportiva (calcio, ciclismo, sci, pattinaggio), negli incidenti stradali, dove la frattura può associarsi a lesioni più complesse.

Sintomi

1) Dolore sul lato esterno del gomito, che aumenta con il movimento

2) Gonfiore ed eventuale ecchimosi (livido)

3) Difficoltà a piegare o estendere completamente il gomito

4) Dolore e limitazione nel ruotare l'avambraccio

5) A volte una sensazione di "blocco" meccanico del movimento

Il dolore al polso o all'avambraccio non va trascurato: può indicare una lesione associata della membrana interossea o dell'articolazione radio-ulnare distale.

Diagnosi

La visita ortopedica valuta dolore, movimento, stabilità del gomito e condizioni di polso e avambraccio.

1) Radiografie del gomito in più proiezioni: sono l'esame di base.

2) TC (tomografia computerizzata): utile nelle fratture scomposte o pluriframmentarie, per programmare l'eventuale intervento.

3) Risonanza magnetica: indicata quando si sospettano lesioni legamentose o cartilaginee associate.

Talvolta la frattura non si vede alle prime radiografie ma si sospetta per un versamento articolare (il cosiddetto "segno del cuscinetto adiposo"). In questi casi può servire un controllo a distanza di pochi giorni.


Trattamento

Trattamento conservativo

È indicato nella maggior parte delle fratture composte o poco scomposte, quando il movimento non è bloccato.

1) Breve periodo di immobilizzazione (in genere pochi giorni)

2) Mobilizzazione precoce guidata, per evitare la rigidità, che è la complicanza più temuta del gomito

3) Ghiaccio, eventuali antidolorifici e, se il versamento è importante, talvolta un'artrocentesi (aspirazione del sangue dall'articolazione) per ridurre il dolore

Trattamento chirurgico

È indicato quando i frammenti sono spostati, bloccano il movimento o si associano a instabilità o ad altre lesioni. Le opzioni principali sono:

1) Osteosintesi (ORIF): riduzione dei frammenti e fissazione con viti o placche di piccole dimensioni. È la scelta preferita quando il capitello è ricostruibile.

2) Protesi del capitello radiale: sostituisce il capitello quando la frattura è troppo frammentata per essere riparata, soprattutto se il gomito è instabile.

3) Asportazione del capitello (resezione): oggi riservata a casi selezionati e a pazienti con basse richieste funzionali, perché può compromettere la stabilità del gomito e dell'avambraccio.

Durante l'intervento si valutano e, se necessario, si riparano anche le lesioni legamentose associate.

Riabilitazione e tempi di recupero

La riabilitazione è importante quanto la cura della frattura. In linea generale:

1) Prime settimane: movimento attivo e assistito del gomito e della rotazione dell'avambraccio, secondo le indicazioni dello specialista

2) 4–6 settimane: recupero progressivo dell'articolarità; di solito si riprendono le attività quotidiane leggere

3) 2–3 mesi: rinforzo muscolare e ritorno graduale al lavoro manuale e allo sport

I tempi variano in base al tipo di frattura, al trattamento eseguito, all'età e alle esigenze del paziente.

Possibili complicanze

1) Rigidità del gomito, soprattutto una perdita dell'estensione completa

2) Dolore persistente

3) Instabilità del gomito, se ci sono lesioni legamentose non riconosciute

4) Mancata consolidazione o spostamento dei frammenti

5) Ossificazioni eterotopiche (formazione di osso nei tessuti molli)

6) Artrosi post-traumatica a lungo termine

7) Problemi legati all'intervento o alla protesi (mobilizzazione, irritazione nervosa, necessità di rimuovere i mezzi di sintesi)

Quando rivolgersi allo specialista

Dopo una caduta sul braccio, è consigliabile una valutazione ortopedica se:

1) il dolore al gomito non passa dopo 1–2 giorni;

2) non riesci a stendere o piegare completamente il gomito;

3) hai difficoltà a ruotare l'avambraccio;

4) noti gonfiore importante, deformità o formicolii alla mano.

Una diagnosi tempestiva e un trattamento mirato permettono, nella grande maggioranza dei casi, di recuperare una buona funzione del gomito e tornare alle proprie attività.



Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce la visita medica. Per una valutazione del tuo caso, rivolgiti a uno specialista in chirurgia del gomito.

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